Oltre ai grandi gruppi familiari e ai paesaggi del nord Italia, fotografò quasi esclusivamente contadini e massari siciliani, i protagonisti poveri e disperati dei suoi romanzi.
Non c'è alcuna velleità estetica in queste fotografie, sono crude, essenziali, i volti duri, cotti dal sole, non sorridono perché nessuno gli ha chiesto di farlo, nessuno li ha messi in posa.
La qualità tecnica è spesso scadente le sfocature, il cattivo fissaggio, le inquadrature sbagliate, ne fanno immagini al limite del dilettantismo.
Il loro valore documentario è però enorme, non solo perché testimoniano una condizione umana durissima, ma anche perché danno un volto alla galleria di personaggi che il Verga scrittore ha reso famosi.
Giovanni Verga non divenne mai un vero fotografo, al contrario del contemporaneo Emile Zola, pur conoscendo i procedimenti della camera oscura, non sviluppò mai l'occhio del fotografo e neppure la pazienza, la costanza che i mezzi tecnici della sua epoca richiedevano per ottenere risultati apprezzabili.
È proprio questo che si può fare rimproverare al grande romanziere siciliano, di non aver creduto abbastanza nella fotografia e di non averla abbastanza amata, non riuscendo così a trasformare il suo amore enorme talento anche in talento fotografico.
Come riflessione finale, si potrebbe però osservare che proprio l’imperfezione delle sue fotografie ne costituisce oggi il fascino: immagini spontanee, prive di artificio, che sembrano proseguire con la luce ciò che Verga aveva raccontato con le parole.
https://www.lagrandetrieste.it/archivi-news-e-opinioni/archivi/giovanni-verga-fotografo/
Per un approfondimento del lavoro di Giovanni Verga visita il sito; perchè le fotografie qui riprodotte sono di:

