© Patrizia Pieri
È il filtro, il selettore di ciò che si vuole vedere o di ciò che si vuole nascondere.
Lo è anche della nostra curiosità.
Potremmo anche dire che rappresenta la separazione tra il mondo interno, i nostri pensieri, sentimenti e desideri, e il mondo esterno, la realtà che ci circonda.
Quando Patrizia Pieri posa l’obiettivo sulla facciata, cattura molto più di una scena.
Emergono prospettive diverse: desideri silenziosi, piccoli timori, momenti di solitudine o inattese connessioni.
Le sue fotografie diventano un percorso di consapevolezza, uno specchio che rimanda domande, emozioni, frammenti di identità. Cosa ci parla quando guardiamo fuori? Cosa ci avvicina al mondo e cosa ci trattiene?
Allo stesso tempo, attraverso queste finestre e i loro affacci, l’artista cattura frammenti di culture diverse, immagini raccolte durante i suoi viaggi e riportate come tracce vive di mondi lontani.
Nei suoi scatti convivono l’estrosità dei graffitisti della street art, l’energia spontanea delle città e l’emozione sospesa dei lavavetri ritratti in copertina, un’immagine che richiama l’iconica fotografia di Charles Clyde Ebbets realizzata al Rockefeller Center nel 1932.
La sua ricerca visiva dialoga anche con il delicato e intenso lavoro Talvolta dalla mia finestra osservo di William Eugene Smith, dove lo sguardo attraverso una finestra diventa un ponte tra esperienza personale e racconto universale.
Alcuni pensieri scritti dall’autrice accompagnano le immagini perché nessuna finestra è muta anche quelle segrete.
".
di Maristella Campolunghi