L'autrice espone nella suggestiva location di un celebre edificio paleocristiano sul colle Celio a Roma una sua personale rilettura degli affreschi di Nicolò Circignani, detto il Pomarancio che raffigurano atroci scene di martirio.
Attraverso il suo percorso espressivo la fotografa armonizza l’etericità del suo tocco creativo moderno con la densità oscura delle scene di tortura del passato, drammatica testimonianza dell'ampia tavolozza cromatica di cui la violenza da sempre dispone. Ognuno di questi riquadri è un viaggio a sé dove è possibile vivere un loop in cui contemporaneo e classico si alternano in un ciclo continuo e senza posa fino a quando non si avverte più alcuna discontinuità tra il martirio del passato e quello del presente, forse più sottile e meno scenografico ma altrettanto distruttivo.
A uno sguardo d'insieme ci offre un lavoro dalla drammaticità unitaria dove l'atto predatorio senza tempo ci riguarda tutti da vicino.
L’autrice ci immerge in un caleidoscopio di forme, colori, trasparenze e soggetti sfuggenti e materiche presenze che ci appaiono all'improvviso, a tratti come reminiscenze a tratti come epifanie.
La trama della linea presente rappresentata dalla cronaca nera e quella proveniente dal passato raffigurante il martirio convergono da ultimo in un
unico punto dell’opera, un confine trasparente e muto che ci cattura in una tenaglia brutalizzante, in una morsa senza scampo che attraversa come un filo rosso sangue l'intera storia dell'umanità.
La potenza delle opere vi accompagnerà fino a farvi smarrire in una visione dove spazio e tempo diventano marginali, attraverso una dimensione senza più dimensioni, quella di una prevaricazione atavica entro cui l'opera ci tiene in ostaggio, sospesi, nel tempo necessario per riflettere sullo stato attuale delle cose.
Le fotografie di Maristella si prendono cura della nostra attualità in un modo originale e inquieto, articolando la rinarrazione dei malesseri che ci infliggiamo l’un l’altro ogni giorno e da sempre, restituendoci infine, un unico, lungo scatto: il martirio della coscienza
Beatrice Fiaschi
© Maristella Campolunghi