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Futurismo

di  Ossian

 

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  in continua evoluzione  

Poesia futurista   

 

 

Thayagt, Prampolini, Marinetti 1930

Marinetti tra un gruppo di artisti futuristi 
rumeni a Bucarest 1930

 

Anton Giulio Bragaglia

 

Le danze euritmiche al Teatro Eden
 
 
 
 
 Maria Signorelli con i ballerini di tango, 

da Die Puppen der Maria Signorelli, 

"Reclams Universum" (leipzig), 

11 febbraio 1932

 
 
 
 
 

Fotografia del matrimonio 

da sin. F.T.Marinetti, Luigi Volpicelli e Maria, G.Bottai e l'ammiraglio Thaon de Revel, (1939)

 
 
 
 
 
 
Wanda e Marion Wulz, 
fotografia di Carlo Wulz
 
"Io piu' gatto" -
 fotografia di Wanda Wulz - 1932
 
 

Wunderbar - 1930 c.ca"

fotografia di Wanda Wulz

Il 20 febbraio 1909 Filippo Tommaso Marinetti pubblicava sul quotidiano francese Le Figaro il Manifesto del Futurismo un proclama che tracciava le fondamenta di un movimento culturale (e poi politico), innovativo e di forte rottura col passato. L’Italia contadina e analfabeta, ancora legata al patrimonio letterario ottocentesco tardo-romantico, venne travolta dal fragore del cambiamento: l’ideologia fondata sul mito della velocità, dell’azione, del dinamismo. Gli interventi sulla stampa di Martinetti, incalzanti e pungenti, facevano presa grazie ad un linguaggio di sfida e di provocazione. In sintonia con Martinetti si schierarono Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Gino Severini, e dall’iniziale esordio letterario, il Futurismo acquisì una fisionomia artistica più generale fino poi ad influenzare l’architettura, la musica, il teatro, etc. L’avvento dell’“uomo nuovo”, apologeta di un vitalismo senza indugi, si prefiggeva di trasformare l’esistenza attraverso l’arte,  utilizzando come strumento “di guerra” un linguaggio audace e sprezzante. L’avanguardia rivoluzionaria futurista con le azioni e i comportamenti finì per aderire alla dittatura nell’illusione di una estetizzazione della politica e del quotidiano.

A distanza di cento anni da quel 20 febbraio, l’Italia e molte capitali europee, daranno avvio ad una serie di eventi, mostre e convegni per ripensare ad uno dei più fecondi movimenti del Novecento che travalicò i confini delle singole discipline, globalizzando i vari generi artistici: letteratura, teatro, pittura, scultura, danza. 

Anche nell’ambito della fotografia, la nuova prospettiva della visione Futurista si impresse alle tematiche del movimento e della dinamicità. I primi esperimenti sul Fotodinamismo dei fratelli Arturo, Carlo Ludovico, Anton Giulio Bragaglia, pur essendo stati concepiti cronologicamente prima e al di fuori del movimento futurista, rappresentarono i presupposti fondamentali della fotografia futurista. 

Dal punto di vista storico, una certa influenza ebbero sui Bragaglia gli studi di cronofotografia di Etienne-Jules Marey ed Eadweard Muybridge della seconda metà dell’Ottocento, esperimenti sulla rappresentazione sequenziale del movimento. 

Successivamente Anton Giulio Bragaglia nel volume Fotodinamismo futurista (1911?1913?) marcò le distanze dai pionieri Marey e Muybridge, rivendicando un’originalità artistica data dalla “sensazione” del movimento e dalla “percezione” psicofisiologica del gesto che avrebbero differenziato i suoi lavori dalla rappresentazione meccanica della realtà dei fotografi passati. Inoltre si sottolineava come le pose intermittenti proposte dagli esperimenti di Marey non si confacessero ad una idea di continuità del movimento: era come se le lancette di un orologio scattassero ad intervalli di cinque minuti. Per riprendere, la dinamica e la traiettoria  di un movimento i fratelli Bragaglia utilizzarono i tempi lunghi d’esposizione nei quali facevano muovere i loro soggetti. 

I contatti tra i fratelli Bragaglia e il gruppo futurista si stabilirono verso la metà del 1912, ma una feroce diatriba culturale contrappose Umberto Boccioni e i Bragaglia testimoniando quante resistenze e quanta riluttanza vi fossero tra i pittori rispetto alla fotografia considerata semplice continuazione della pittura “verista” e pertanto priva di un suo originale linguaggio. 

E paradossalmente, proprio coloro che esaltavano la civiltà della macchina non compresero la forza e la potenza dello strumento fotografico nell’espressione artistica.  Martinetti sicuramente meno coinvolto dalle polemiche in quanto proveniente dal mondo letterario, mediò questa disputa e più tardi si finanziò alle ricerche sul fotodinamismo: nel 1930 con Tato (Guglielmo Sansoni), pubblicò il Manifesto della Fotografia Futurista. Nel corso degli anni seguenti i futuristi attribuirono alla fotografia un ruolo più concettuale dedito alla rappresentazione iconografica e ideologica. 

Ma l’uso dell’apparecchio fotografico in senso non più statico, impresse anche un forte cambiamento nella concezione del rapporto tra l’occhio umano e la macchina, cancellando, con la sintesi, la dualità dell’atto fotografico. Il Fotodinamismo ha cambiato la fotografia aprendo la strada alle sperimentazioni, dal Bauhaus con fotomontaggi di John Heartfield e le riprese dell’ungherese Laszlo Moholy-Nagy, ai rayogrammi di Man Ray che riproduceva immagini facendo impressionare gli oggetti sulla carta esposta alla luce.

Vorremmo brevemente ripensare al centenario del Futurismo anche volgendo lo sguardo a quello che fu il contributo intellettuale ed artistico femminile. 

Le donne all’interno del movimento si dedicarono al pari degli uomini, alla sperimentazione linguistico-letteraria e delle arti visive (pittoriche, plastiche, grafiche e fotografiche). Purtroppo l’apporto femminile è stato pressoché ignorato da studiosi e storici, tra le poche pubblicazioni nelle librerie è uscito recentemente “Futuriste Italiane” di Mirella Bentivoglio e Franca Zoccoli (De Luca Editori d’Arte), un testo  in grado di fornire informazioni dettagliate sull’argomento. 

L’adesione femminile al Futurismo fu inizialmente esistenziale e solo in un secondo tempo si avvicinò all’estetica e all’arte. La misoginia marinettiana, rivolta non tanto al genere quanto al modello femminile della società di allora, aveva fortemente condizionato i comportamenti e gli atteggiamenti delle donne futuriste. Come il loro fondatore, esse disprezzavano gli stereotipi  di “donna veleno, donna ninnolo tragico,donna fragile”, donna  ossessionante e fatale. Anch’esse amavano l’avventura, il rischio, l’audacia, il coraggio. 

L’arte e la vita s’identificavano profondamente accordandosi agli ideali del movimento e  nel privato le futuriste si distinguevano per la sfrontatezza e per i comportamenti trasgressivi (anche rispetto alla morale). La pittrice Benedetta Cappa (Marinetti) fu la donna che diede il contributo più incisivo, forse perché si legò sentimentalmente al deus ex machina il quale ebbe a dire nei suoi scritti:“Ammiro il genio di Benedetta, mia uguale e non discepola”.  

Tra gli altri personaggi femminili citiamo l’autrice del Manifesto della Donna Futurista (1912) Valentine de Saint-Point, le pittrici Rosa Rosà e Marisa Mori, quest’ultima dedita anche alla scenografia e alla cartellonistica pubblicitaria. Regina e Barbara (Biglieri Scurto) che portarono il mondo dell’aria nella loro arte pittorica sperimentando di pari passo il coraggio e l’emozione della guida degli aeroplani. Un'altra protagonistra del periodo futurista è Maria Signorelli. L'artista, all'epoca scenografa e costumista, nel '34 con Carlo Rende presenta al Salone del Libro di Roma il modello in scala del Pluriscenio "M".Si trattava di un teatro con sette palcoscenici che permetteva simultaneità di ambienti e paesaggi tenuti in un unico quadro di visione frontale

 

Per quanto riguarda la fotografia Wanda Wulz è senza dubbio la figura di maggiore spicco. Proveniente da una famiglia di fotografi triestini, Wanda con la sorella Marion, ereditarono lo studio fotografico avviato dal nonno nel 1868 e poi ereditato dal padre Carlo. L’arte della fotografia per Wanda iniziò dunque, nell’ambito familiare con i ritratti in studio e successivamente si dedicò a ricerche personali e all’arte d'avanguardia come il fotomontaggio e il ritratto multiplo. Nell'aprile del 1932 partecipò alla mostra fotografica futurista allestita a Trieste. Marinetti che era presente, si entusiasmò di lei e la invitò a partecipare ad altre mostre futuriste nelle quali Wulz  espose fotoplastiche e fotodinamiche. Risale al 1932 il celebre fotomontaggio  “Io+gatto”,  il volto di una donna (il ritratto di Wanda) con il muso di un gatto, che la rese famosa. Wanda concluse presto la sua avventura futurista e ritornò a dedicarsi ai ritratti in studio insieme a Marion.

Per concludere, le donne nel Movimento Futurista pur sperimentando moltissimo nelle arti, procedette in ordine sparso, le differenze anagrafiche, di stile, di espressione, di estrazione sociale contribuirono a mantenere distinti i territori di elaborazione culturale. Quello che le accomunò maggiormente oltre all’irriverenza, fu la ricerca di un’autonomia rispetto ai propri mariti o compagni (alcune scelsero di non sposarsi), l’emancipazione da un modello asfittico femminile, la vitalità e la ricerca di nuovi percorsi del linguaggio e della comunicazione.

 

 

        

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Le fotografie di F.T. Marinetti, Anton Giulio Bragaglia e della Danza Euritimica sono tratte da "Illustrazione Italiana"del 1930

Le fotografie di Maria Signorelli sono dell'archivio "Collezione Maria Signorelli"

Le fotografie di Wanda Wulz sono tratte dal catalogo Fratelli Alinari - Museo di Storia della Fotografia Fratelli Alinari- Archivio Wulz