La fede in fantasmi, spiriti e fenomeni soprannaturali può sembrare quanto di più lontano esista dalla razionalità scientifica.
Eppure, la storia dell'occulto condivide una lunga e sorprendente traiettoria con lo sviluppo delle tecnologie visive.
Fin dalla sua nascita, la fotografia è stata considerata uno strumento capace di estendere lo sguardo umano, spingendosi là dove l'occhio nudo falliva. Una promessa tecnologica che, tra il XIX e il XX secolo, ha finito per intrecciarsi fatalmente con la febbre dello spiritualismo.
A partire dalla metà dell'Ottocento, con l'esplosione della mania spiritualista in America e in Europa, le sedute medianiche cercavano conferme empiriche. Le risposte sembrarono arrivare dalle lastre fotografiche.
Uno dei protagonisti più celebri di questa stagione fu il medium e fotografo britannico William Hope.
Intorno al 1920, Hope realizzò una serie di ritratti in cui, accanto ai soggetti in carne e ossa, apparivano misteriosi volti spettrali. Per i credenti, quelle erano le prove tangibili della sopravvivenza dell'anima dopo la morte. L'apparente genuinità di Hope risiedeva nel suo metodo: utilizzava una macchina fotografica vecchio stile (una Lancaster ) e permetteva ai visitatori di ispezionare l'obiettivo e persino di portare le proprie lastre sigillate.
Tuttavia, la stessa tecnologia usata per legittimare il miracolo divenne lo strumento per smascherarlo.
Nel 1922, il celebre investigatore di fenomeni paranormali Harry Price accusò Hope di frode. Attraverso un tranello ingegnoso – marchiando segretamente le lastre dei clienti con un logo invisibile ai raggi X – Price dimostrò che Hope scambiava i supporti vergini con altri precedentemente manipolati, dove i "fantasmi" erano già stati pre-impressi.
Mentre la fotografia spiritica divideva l'opinione pubblica, nel 1895 una scoperta scientifica rivoluzionò la percezione del visibile: la scoperta dei raggi X da parte di Wilhelm Conrad Röntgen.
Questa nuova forma di luce invisibile, capace di attraversare la carne e impressionare la lastra rivelando lo scheletro umano, venne popolarmente ribattezzata la "nuova fotografia".
La linea di confine tra scienza e occulto si fece sottilissima. Scienziati illustri come il chimico William Crookes si dedicarono attivamente alla ricerca psichica. Crookes, affascinato dal comportamento delle particelle catodiche (che vedeva come una terra di mezzo tra Materia e Forza), offrì il suo supporto a medium famose come Florence Cook – nota per la materializzazione dello spirito di "Katie King" – e diede il proprio sigillo di approvazione persino allo stesso William Hope.
La tecnologia radiografica divenne presto un pilastro dei protocolli di verifica scientifica dei medium. Nel 1931, Harry Price analizzò la medium spiritualista Helen Duncan all'interno del suo Laboratorio Nazionale di Ricerca Psichica. Durante le trance, Duncan produceva l'ectoplasma, una misteriosa sostanza bianca che le fuoriusciva dalla bocca.
Price utilizzò la fotografia macro per studiare la sostanza dopo le sessioni, identificando la trama e la cimosa di un comune tessuto di garza. Ipotizzando che la medium ingoiasse il tessuto prima della seduta per poi rigurgitarlo, Price sottopose l'addome e il torace della Duncan a una serie di radiografie. Sebbene i raggi X non rilevarono anomalie strutturali in quel momento specifico, l'uso combinato di fotografia e radiografia dimostrò il ruolo centrale che la tecnologia visiva rivestiva: non più solo mezzo per credere, ma protocollo empirico per convalidare o smentire la realtà dei fatti.
Ulteriori letture consigliate
Per chi desidera approfondire il legame storico tra media visivi e soprannaturale:
• C. Chéroux et al., Il mezzo perfetto: la fotografia e l'occulto (2005)
• S. Natale, ‘L'invisibile reso visibile’, in Storia dei media (2011)
• R. Noakes, Fisica e psichica: l'occulto e le scienze nella Gran Bretagna moderna (2019)
• E. Sera-Shriar, 'Lastre fotografiche e falsi spirituali: l'indagine di Harry Price su William Hope', in Science Museum Group Journal (2022)

