Officina delle Immagini

L’obiettivo sulla Storia:
la ragazza con la Leica di Helena Janeczek

Vincitore di due premi letterari (Strega e Bagutta) nel 2018, il romanzo si articola intorno all’esistenza di Gerda Taro, giovane fotografa tedesca di origine ebrea, durante gli anni del fascismo e della guerra civile spagnola, intrecciando biografia ed elementi storici.

La vita di Gerda, però, non viene raccontata direttamente dall’autrice, Helena Janeczek, ma ricostruita gradualmente, attraverso frammenti di memoria, emozioni e ricordi di tre persone che la conobbero e la amarono: Willy Chardack, Ruth Cerf e Georg Kuritzkes.

È dunque attraverso l’evocazione altrui che la figura di Gerda prende forma, restituendoci non soltanto la fotografa, ma anche la donna, con le sue passioni, i suoi ideali e le sue fragilità.
E questi tre racconti non coincidono completamente, ognuno vede una Taro diversa: amica, donna innamorata, militante, fotografa e giovane desiderosa di libertà.
Il romanzo si apre con un prologo in cui compaiono alcune immagini in bianco e nero di Gerda Taro e Robert Capa, colti nell’istante in cui sembrano talmente “rapiti dalla loro risata, da non accorgersi di nulla”. Le fotografie restituiscono la naturalezza e la spontaneità di una coppia qualunque, apparentemente lontana dall’orrore della guerra, quasi immune alla paura. In quella leggerezza, tuttavia, sembra già affiorare la forza di un idealismo capace di sfidare la brutalità del tempo e di inseguire, attraverso l’obiettivo fotografico, la verità della storia.
Gerda Pohorylle, pseudonimo Gerda Taro, è costretta ad abbandonare la Germania dinanzi all’ineluttabile inasprirsi della persecuzione nazista, trovando rifugio a Parigi. Nella capitale francese entra in contatto con un vivace ambiente di giovani esuli, molti di origine ebraica, animati dall’impegno politico di orientamento progressista e antifascista.
È proprio a Parigi in questo ambiente cosmopolita che incontra il fotografo ungherese Robert Capa, pseudonimo di André Friedmann, con il quale instaura un intenso legame, tanto sentimentale quanto professionale.
Capa riveste un ruolo significativo nella sua formazione artistica e fotografica e insieme, intraprendono un percorso nel mondo della fotografia, condividendo esperienze, ideali e lavoro.

Il romanzo di Helena Janeczek, prende avvio dalla morte di Gerda Taro, avvenuta nel luglio del 1937 all’età di 26 anni. Durante la guerra civile spagnola la donna viene travolta accidentalmente durante un reportage, da un carro armato “amico” sul fronte di Brunete.
La drammatica fine rende ancora più significativo il suo impegno come fotografa e testimone di guerra. La notizia colpisce profondamente le persone che le erano state vicine come Willy Chardack, ebreo tedesco, medico, emigrato negli Stati Uniti (famoso per essere stato uno dei primi cardiologi sviluppatori del pacemaker impiantabile), che aveva conosciuto Gerda negli anni parigini.
Attraverso il pensiero dell’amico innamorato, non ricambiato, emerge il carattere vivace, indipendente e determinato della ragazza. E proprio in nome di questa libertà, che la donna poteva anche ferire le persone che le stavano vicino.
Attraverso la memoria di Willy affiora anche il rapporto tra Gerda e il fotografo Robert Capa che le insegna a utilizzare la Leica e insieme cercano di affermarsi nel mondo della fotografia. La giovane assume il cognome Taro, costruendosi così una nuova identità personale e professionale. Willy, pur essendo innamorato di Gerda, comprende di non poter competere con il legame che la unisce a Capa.

Il secondo personaggio, Ruth Cerf racconta Gerda soprattutto attraverso gli occhi dell’amica. Entrambe ebree con l’avvento del nazismo sono costrette ad espatriare dalla Germania e trasferirsi a Parigi. Ruth condivide con lei la stessa abitazione, la frequenta prima che diventi fotografa.
Dalla prospettiva di Ruth affiora il lato personale e privato di Taro: indipendente ed anticonformista. Gerda non vuole seguire le regole imposte dalla società, soprattutto per quanto riguarda l’amore e i rapporti con gli uomini. Ruth testimone iniziale dell’amicizia e poi dell’amore tra l’amica e Capa, comprende che Gerda non sarà semplicemente la compagna del fotografo, ma una donna che vuole costruirsi autonomamente una propria identità.
Anche lo pseudonimo e l'immagine professionale di Capa sono in parte legati alle idee e alle iniziative di Gerda. Nel romanzo la voce di Ruth è importante anche perché descrive il difficile periodo vissuto dagli esuli tedeschi a Parigi.

La terza parte del romanzo è dedicata a Georg Kuritzkes e si svolge nel 1960 a Roma, dove l’uomo lavora presso FAO. Attraverso il pensiero Georg torna alla sua giovinezza e al suo rapporto d’amore con Gerda. Georg ripensa anche agli ideali politici che condivideva e al clima degli anni Trenta, quando molti giovani combattevano contro il fascismo. Lui stesso partecipa alla Guerra civile spagnola nelle Brigate Internazionali. Il ricordo di Gerda è profondamente legato anche alle speranze di quella generazione che riteneva ancora possibile cambiare il mondo.

Infine l’epilogo sottolinea la struttura circolare del romanzo, richiamando il motivo delle fotografie già introdotto nelle pagine iniziali. La vicenda di Gerda, tuttavia, non trova una conclusione definitiva, ma rimane volutamente aperta e frammentaria. Sarà quindi il lettore, attraverso il confronto tra le diverse prospettive narrative, a ricomporre progressivamente la sua figura e a darle una propria interpretazione.
Resta alla fine una sensazione di malinconia, ma anche di riscatto: nonostante la vita breve, Gerda viene sottratta all’oblio.
La fotografia diventa così il simbolo della memoria, capace di conservare ciò che il tempo e la morte rischiano di cancellare.

©Gerda Taro
Un gruppo di persone in attesa fuori dai cancelli in Spagna,

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