Officina delle Immagini

Foto di famiglia (Asadake!)
La luce dei ricordi diventa racconto universale

Il regista Ryota Nakano in questo lavoro cinematografico del 2020 si è ispirato alla storia vera di Masashi Asada e al suo percorso di crescita e formazione nell’ambito della fotografia.
Le vicende di questo comedy-drama nipponico mescolano momenti surreali, ad umorismo sottile ed eventi drammatici.
La trama si sviluppa intorno alla famiglia Asada, nucleo un po’ fuori dagli schemi sociali del Giappone: un padre dal carattere mite di professione casalingo, una madre infermiera che mantiene tutti e due figli, il responsabile Yukihiro e l’eclettico Masashi.
La passione di quest’ultimo per la fotografia nasce durante l'infanzia, quando il padre a dodici anni gli regala una fotocamera, strumento magico che cattura e trasforma l’entusiasmo dell’adolescente in passione travolgente.
Il ragazzo frequenta una scuola di fotografia e al termine, come progetto di diploma, scatta un’immagine, (protagonista la sua famiglia), con la quale vince un prestigioso premio scolastico.
Successivamente al diploma Masashi attraversa una crisi creativa con momenti di vuoto, apatia e difficoltà economiche. La svolta positiva, però, si concretizza quando Masashi decide di realizzare una serie di scatti, analogamente ad una sorta di cosplay, mettendo in scena i desideri e le aspirazioni nascoste dei suoi congiunti attraverso allestimenti fotografici.
La famiglia viene coinvolta in una sorta di gioco di ruolo con bizzarri travestimenti: vigili del fuoco, membri di un clan della Yakuza, l’efferata mafia giapponese, pilota e team di auto da corsa, personaggi mascherati da supereroi.
Tutte queste immagini vengono raccolte in un photobook titolato gli Asadas, che transita inizialmente tra scrivanie e dinieghi editoriali, finchè approda alla pubblicazione e al favore del pubblico fino ad ottenere l’illustre premio Kimura Ihei per la fotografia.
L'idea-progetto di Masashi contagia il paese, molti nuclei familiari lo ingaggiano per poter raccontare con gli scatti fotografici identità, legami affettivi, emozioni e ricordi.

Il giovane trascorrere molto tempo con le famiglie con lo scopo di capire l’essenza delle stesse e creare lo scatto perfetto per loro. Una delle frasi più iconiche pronunciate nel film è: “Se la tua famiglia potesse scattare un’unica foto nella vita, che foto sarebbe?”

In questo modo attraverso il suo lavoro, il protagonista impara ad osservare i suoi soggetti e a cogliere i fili sottili delle relazioni, con sguardo sincero, trasformando momenti di vita quotidiana in ricordi preziosi.

La vita del giovane artista cambia radicalmente in seguito al terremoto e lo tsunami del 2011 che devastano il Giappone con migliaia di morti e dispersi.
Masashi mette da parte le proprie ambizioni per aiutare gli altri, collabora con un team di volontari nel recupero delle fotografie disperse tra le rovine e le macerie dei luoghi. Con dedizione e attenzione migliaia di immagini vengono riportate alla luce, ripulite e consegnate ai sopravvissuti.
Quegli scatti costituiscono l'unico e prezioso legame superstite con i propri cari e con l'esistenza precedente alla tragedia.
Questa esperienza commovente contribuisce alla crescita umana oltre che allo stile artistico e al modo di guardare la fotografia di Masashi.

Uno scatto diventa un frammento di memoria, un punto d'incontro tra la luce del passato e l'ombra del presente, un tempo infinitesimale come quello di un' istantanea, si trasforma nel varco temporale tra ciò che è stato gioia e ciò che è diventato perdita.
Il film racconta con garbo il valore della famiglia, della solidarietà, l'importanza della memoria.
Ma soprattutto sottolinea la funzione della fotografia come rifugio silenzioso del dolore che trasforma l’istante di un click in un'eco destinata a durare nel tempo.

di mare_nostrum_21

foto di famiglia

 

 



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