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David Hockney - l'eredità di un artista che non ha mai smesso di sperimentare.

Per il grande pubblico David Hockney resterà il pittore delle piscine californiane, dei paesaggi dello Yorkshire e dei ritratti dai colori vibranti. Eppure ridurre la sua carriera alla pittura sarebbe un errore.
L'artista britannico, scomparso recentemente l’11 giugno 2026 all’età di 88 anni, dopo oltre sessant'anni di attività, ha trasformato profondamente anche il linguaggio della fotografia, anticipando riflessioni sulla percezione visiva che oggi trovano nuovi sviluppi nell'era digitale.

Considerato uno dei più importanti artisti contemporanei, Hockney ha sempre rifiutato qualsiasi etichetta.
Ogni volta che il mercato sembrava aver individuato il suo stile definitivo, lui cambiava direzione: dalla pittura alla fotografia, dalla scenografia, all'incisione, fino alle opere realizzate su iPhone e iPad.
Per lui la sperimentazione non era un esercizio stilistico, ma una necessità creativa.
Un anticonformista che non ha mai seguito le regole.
L'indipendenza ha caratterizzato ogni fase della sua vita. Cresciuto nello Yorkshire, Hockney non rinunciò mai al proprio accento e al carattere diretto tipico del nord dell'Inghilterra, nemmeno dopo essere diventato una celebrità internazionale.
Il suo atteggiamento anticonformista emergeva anche nelle piccole provocazioni quotidiane. Difese pubblicamente il diritto di fumare in un'epoca dominata dalle campagne antifumo, arrivando a conservare migliaia di sigarette nella propria abitazione e ironizzando sul fatto che diversi medici che gli avevano consigliato di smettere fossero morti prima di lui.
Anche la sua ultima grande opera, esposta alla Fondation Louis Vuitton di Parigi nel 2025, suscitò polemiche perché lo raffigurava con una sigaretta accesa. Le autorità della metropolitana parigina rifiutarono di utilizzare l'immagine per promuovere la mostra, giudicandola inadatta ai giovani. Hockney replicò definendo quella scelta un limite alla libertà artistica.
Il coraggio di raccontare la propria identità: negli anni Sessanta Hockney affrontò apertamente il tema dell'omosessualità quando nel Regno Unito era ancora un argomento tabù. La sua pittura raccontò relazioni e affetti maschili ben prima della depenalizzazione dell'omosessualità, trasformando la propria esperienza personale in un linguaggio artistico naturale, mai provocatorio e fine a sé stesso. Anche questo contribuì al suo trasferimento negli Stati Uniti. Dopo una breve permanenza a New York, preferì Los Angeles, città che avrebbe ispirato alcuni dei suoi dipinti più celebri, tra cui A Bigger Splash e Portrait of an Artist (Pool with Two Figures), quest'ultimo venduto all'asta per oltre 90 milioni di dollari, record mondiale per un artista vivente al momento della vendita.

La fotografia secondo Hockney - superare i limiti della macchina fotografica.

Tra la fine degli anni Settanta e l'inizio degli Ottanta David Hockney iniziò a mettere in discussione il linguaggio fotografico tradizionale.
Riteneva che una singola fotografia fosse incapace di riprodurre il modo in cui gli esseri umani osservano realmente il mondo. Una delle sue frasi più celebri riassume perfettamente questo pensiero: "There is nothing wrong with photography, if you don't mind the perspective of a paralysed Cyclops." (Non c'è niente di sbagliato nella fotografia, se non ti dispiace la prospettiva di un Ciclope paralizzato.")
Per Hockney una fotografia tradizionale congelava un solo istante e un unico punto di vista, mentre la visione umana è dinamica, continua e costruita attraverso il movimento degli occhi e della memoria.

Da queste riflessioni nacquero i Joiners, considerati oggi una delle più significative innovazioni della fotografia del XX secolo.
Invece di utilizzare una sola immagine, Hockney fotografava lo stesso soggetto decine o addirittura centinaia di volte con una Polaroid o con una fotocamera da 35 mm. Successivamente assemblava manualmente tutte le fotografie creando un'unica grande composizione. Le immagini non venivano perfettamente allineate. Ogni scatto conservava il proprio punto di vista e il proprio momento temporale, generando fotografie frammentate che ricordavano il Cubismo di Picasso ma realizzate attraverso il mezzo fotografico.
Il risultato era sorprendente: il tempo entrava nell'immagine e lo spettatore era costretto a esplorarla con lo sguardo, ricostruendo mentalmente la scena.


Tra i lavori più celebri di questa ricerca figura Pearblossom Highway, realizzato nel 1986. L'opera è composta da centinaia di fotografie assemblate e rappresenta una strada nel deserto della California. Non esiste un punto di osservazione privilegiato: ogni dettaglio sembra essere visto da un'angolazione diversa e in un momento leggermente differente.
Con questo metodo Hockney cercava di avvicinarsi al funzionamento della vista umana, che non osserva mai un paesaggio in un solo istante ma lo costruisce attraverso continui movimenti degli occhi.
Ancora oggi Pearblossom Highway è considerata una delle opere fotografiche più influenti del XX secolo.
Un'influenza che arriva fino alla fotografia digitale - Molti storici dell'arte considerano i Joiners un'anticipazione della fotografia computazionale e delle moderne immagini panoramiche. Naturalmente Hockney non cercava la perfezione tecnica. Al contrario, lasciava volutamente visibili le giunture tra una fotografia e l'altra perché era proprio quella frammentazione a raccontare il tempo, il movimento e la complessità della percezione.
Oggi numerosi fotografi contemporanei, artisti digitali e persino sviluppatori di software per il fotoritocco riconoscono l'influenza delle sue intuizioni, che hanno aperto nuove possibilità narrative ben prima dell'avvento dell'intelligenza artificiale e della fotografia computazionale.
Dalla Polaroid all'iPad, senza mai fermarsi - La fotografia rappresentò soltanto una delle tante tappe del suo percorso creativo. Negli anni successivi Hockney tornò alla pittura, dedicandosi agli straordinari paesaggi dello Yorkshire realizzati anche grazie a riprese effettuate con sistemi multicamera installati su veicoli in movimento, per poi trasferirsi in Normandia e sperimentare con i disegni digitali, eseguiti direttamente su iPhone e iPad.
Anche in questo caso fu tra i primi grandi artisti ad attribuire dignità museale agli strumenti digitali, dimostrando che il valore di un'opera dipende dall'idea e non dal mezzo utilizzato.
David Hockney lascia un patrimonio artistico immenso, ma soprattutto un insegnamento che continua a influenzare artisti, fotografi e designer: la tecnologia deve ampliare il nostro modo di vedere, non sostituirlo.
La sua ricerca sulla fotografia non aveva l'obiettivo di rendere le immagini più realistiche, bensì più vicine all'esperienza umana della visione. Un'intuizione che, a oltre quarant'anni di distanza dai primi Joiners, appare ancora straordinariamente attuale.

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Photo David Hockney

 

 



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