Clément Chéroux (nato nel 1970) è uno dei più autorevoli storici della fotografia e curatori d'arte a livello internazionale. Attualmente ricopre il prestigioso incarico di direttore della Fondazione Henri Cartier-Bresson a Parigi.
La sua ricerca si concentra sul valore culturale delle immagini, analizzando la fotografia non solo come arte raffinata, ma come un sistema complesso che include la fotografia amatoriale, la casualità e la cultura di massa
In circa 150 pagine dense e scorrevoli, l'autore ci accompagna in un viaggio affascinante attraverso la storia della fotografia, dimostrando come lo sfocato, il mosso, la doppia esposizione o l'errore di sviluppo abbiano in realtà nutrito l'arte e cambiato il nostro modo di vedere il mondo.
Se la macchina fotografica sbaglia, la mente capisce.
La sua tesi è: proprio quando la macchina fotografica si inceppa o non restituisce la realtà in modo "perfetto" rivela i suoi meccanismi più intimi.
Se consideriamo la fotografia solo come uno specchio della realtà, lo sbaglio è una fotografia da scartare.
Il libro, inoltre, è ricco di aneddoti memorabili.
Il dagherrotipoche nacque da un incidente chimico in laboratorio; analizza come i Surrealisti e maestri come Man Ray abbiano deliberatamente cercato l'incidente, trasformando i difetti di sviluppo in pura poesia visiva.
Passa poi in rassegna giganti dello scatto come Lee Friedlander o Ugo Mulas, che hanno usato ombre invadenti, inquadrature tagliate o lenti sporche per scardinare le regole rigide dell'accademia.
Perché vale la pena leggerlo?
È leggero ma profondo: evita i toni accademici noiosi a favore di una narrazione fluida e accessibile a tutti.
A chi potrebbe non piacere? Chi cerca trucchi tecnici per correggere i propri scatti perché non è un manuale di istruzioni.
Inoltre è una dichiarazione d'amore alla fotografia analogica (pellicole, acidi, camere oscure)anche se le sue riflessioni filosofiche si adattano perfettamente anche all'era degli algoritmi digitali e degli smartphone. di Maristella Campolunghi
Cosa succede quando una fotografia non viene come previsto?
Per decenni la risposta è stata semplice: si butta via.
Ma nel suo saggio "L'errore fotografico. Una breve storia", lo storico dell'arte Clément Chéroux ribalta completamente questa prospettiva, dimostrando che il difetto tecnico non è un fallimento, ma una straordinaria risorsa creativa.
Se invece la intendiamo come un linguaggio visivo complesso, lo scarto dalla norma diventa un generatore di nuovi significati.
L'errore, insomma, ci costringe a pensare.
Libera la creatività: toglie a chi fotografa l'ansia della "nitidezza a tutti i costi", celebrando l'imprevisto.
È una miniera di scoperte: scopre autori e correnti storiche sotto una luce completamente nuova.
Jaques-Henri-Lartigue, Th.Schneider au Grand Prix de l'Automobile Club de-France, 1913.

